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Visualizzazione dei post con l'etichetta Storia

Alla scoperta del museo Sannitico di Campobasso

Here english version  Il Molise non esiste.  Questa è la battuta corrente e, magari, attraversando tutta la regione, in un fiato solo, lanciati in autostrada, potrebbe sembrare quasi vero, ma il museo Sannitico a Campobasso basta, da solo, a dimostrare che il Molise esiste ora e di certo è esistito anche nel passato. Trovandomi in città, sono tornato a visitarlo dopo una assenza di qualche anno, complice la pandemia, in una di queste mattine autunnali dolci come una primavera. Ho attraversato il corso assolato e mi sono soffermato per un caffè su piazza Pepe trasformata in un salotto a cielo aperto. Sono passato di fronte a un piccolo negozio a via Cannavina, che ogni volta mi fa venire una voglia irrefrenabile di comprare qualcosa di superfluo e sfizioso, ho salutato la statua di Fred Buongusto, e mi sono arrampicato lungo la scalinata fino a palazzo Lanzarotta, sede del museo. Il Museo Sannitico è stato ristrutturato abbastanza di recente e presenta una esposizione moderna e...

Tomiris, La Principessa Guerriera

  Qui la versione inglese Questo weekend mi sono visto, Tomiris Principessa Guerriera un colossal storico kazako! Ebbene, sì anche i kazaki filmano colossal e, forse vi sorprende persino di più, hanno tirato fuori un film niente male. Il film tratta la storia, appunto, di Tomiris la regina dei Messagete un popolo nomade che dominava le steppe dell’attuale Kazakistan nel lontano VI secolo avanti Cristo. Non vi starò a parlare di fedeltà o meno ai fatti “reali”, lasciamo stare, il film è liberamente ispirato alle Storie di Erodoto che lo sappiamo si ispirava lui stesso molto liberamente ai racconti che raccoglieva… percui forse c’è qualcosa di vero sul fondo, ma non è detto. Volendo sicuro si potrebbero contestare chissà quanti particolari e un esperto mi confermerebbe il sospetto che gli archi compositi che appaiono sono di una tipologia molto più tarda, ma lasciamo stare e per questa volta e godiamocela la storia, se non altro, ed è già molto, non si vedono staffe nell...

The King (il Re) 2019

Mi sono appena finito di vedere The King (Il Re) film del 2019 dell’Australiano David Michôd, che con quello che, per luogo comune, viene comunemente definito un cast stellare (Timothée Chalamet, Robert Pattinson, Sean Harris) affronta l’impresa di riportare sul grande schermo le vicende di Enrico V di Inghilterra. Da quando un certo William Shakespeare, approfittando della vita reale di un grande sovrano, usò il suo genio per mettere in versi l’eterno topos della maturazione del ragazzo che rifiuta le responsabilità e che è costretto dalle circostanze ad accettarle maturando in uomo adulto per diventare infine un eroe, molti hanno provato a seguire le sue orme. Ci provò Laurence Olivier nel 1944, Kenneth Branagh ci si cimentò nel 1989, marchiandosi a fuoco nella mia gioventù:  We few, we happy few, we band of brothers; For he to-day that sheds his blood with me Shall be my brother; be he ne'er so vile, Nel 2019 ci ha provato anche Netflix. Il risultato non è malvagio, anzi. Chalam...

1938 La distruzione di Parigi

 Negli anni ’80 la Frassinelli tentò di lanciare una collana di libri di Ucronia, si intitolava “Il Naso di Cleopatra”. Non andò oltre i primi due volumi, ma ci ha lasciato un piccolo capolavoro, il libro di cui voglio parlare oggi: “1938, la distruzione di Parigi” di Paul Menard. È un volumetto snello, di poco più di 100 pagine, con la copertina rigida. Il Paul Menard indicato come autore non è certo il pilota di auto da corsa, ma l’introduzione lascia intendere sia uno pseudonimo dietro cui si nasconde uno storico. Il libro è scritto non in forma di romanzo, ma direttamente come uno scorrevole libro di storia dedicato alla divulgazione. Il linguaggio è curato e molto elegante, e con una ben dosata punta di ironia, il libro è arricchito da una serie di finte tavole d’epoca tratte dalla Tribune du Dimanche che accompagnano la narrazione. Chicca conclusiva la ucronica bibliografia finale, doverosa in un saggio di storia, libri che non esisteranno mai e che adorerei poter leggere. Il...

Epopea FantaStorica italiana

  Dopo tanta politica, smetto per un po' di flaianeggiare (copyright Angela De Vito) e torno alle cose serie, ai libri. Quindi per i i quattro gatti che aspettavano con ansia, ecco una recensione di una bella serie di libri. Un’epoca che attrae inevitabilmente le fantasie ucroniche italiane è ovviamente quella del ventennio fascista. È stata in fin dei conti uno dei pochi periodi della storia italiana in cui ci siamo illusi di essere una “potenza” e c’è quindi da aspettarsi che sia oggetto di attenzioni, ma è anche ovviamente un periodo da trattare con le dovute cautele. Troppo facile cadere nella rievocazione nostalgica o partire in parabole al di là del credibile (e scusate se mi vengono in mente i lavori di Farneti), ma c’è un autore che, ho scoperto, è riuscito a trattare il periodo con il giusto tocco e il giusto equilibrio. Un autore a prima vista improbabile: Enrico Brizzi Sì Enrico Brizzi, proprio quello di “Jack Frusciante è uscito dal gruppo”, ha scritto non un romanzo uc...

The Afro-Romance a lost language of North Africa

  Qui la versione italiana Today I would like to write about a subject that make me sad, a part of the Roman world, which has essentially vanished into thin air after a slow silent agony that has lasted centuries. A world ignored by most. A while ago, wandering hyperlink after hypelink, I found the story of a 12th-century Arab traveler, Muhammad al-Idrisi, one of those spectacular individuals that Islam gave to the world in the centuries of its splendor: cartographer, geographer, archaeologist ante litteram, he crossed the world from the British Isles to Egypt.   I was particularly impressed by a quote from him: crossing the Maghreb, Al Idrisi writes about the languages spoken in those lands, Arabic, of course, the Berber dialects and what he calls al-lisān al-lātīnī al-'ifrīqī. The Latin language of Africa.   It seems obvious if you think about it, in the Roman Province of Africa people spoke Latin, Berber and the Punic, and later the Vandal of the conquerors. St. ...

L'AfroRomanzo la lingua scomparsa del Nord Africa

  Here the English version Oggi vi voglio parlare un argomento a suo modo malinconico, un pezzo del mondo romano, svanito sostanzialmente nel nulla dopo una lenta silenziosa agonia durata secoli. Un mondo ignorato dai più. Un po’ di tempo fa, vagando hyperlink dopo hyperlink, ho trovato la storia di un viaggiatore arabo del XII° secolo, Muhammad al-Idrisi, uno di quegli spettacolari personaggi che l’Islam ha dato al mondo nei secoli del suo splendore: cartografo, geografo, archeologo ante litteram, attraversò il mondo dalle Isole Britanniche fino all’Egitto. Sono stato particolarmente colpito da una sua citazione: attraversando il Maghreb, Al Idrisi parla delle lingue parlate in quelle terre, l’arabo, ovviamente, i dialetti berberi e quella che lui chiama al-lisān al-lātīnī al-ʾifrīqī. La lingua latina d’Africa. Sembra ovvio a pensarci, nella Provincia Romana d’Africa si parlava Latino, affiancato dal Berbero e dal Punico, e successivamente dal Vandalo dei conquistatori. S.Agos...

An Italian Story

The image of this post is the Triade Capitolina dell’Inviolata a precious roman sculpture showing the three main protectors of the city of Rome Jupiter, Juno (in the likeness of Iuno Regina) and  Minerva. They were worshipped traditionally on a temple on the Capitolium, the so called aedes Iovis Optimi Maximi Capitolini. This sculpture was discovered in private villa, and it’s believed to be a copy the original sculpture located in that temple, so you can easily understand its importance. I will not go on details, there is a lot material you can find on the triad and on this particular sculpture, I will tell you more about its discovery. Unfortunately, the discovery of this masterpiece was done, in 1992, during an illegal dig near Rome in an area ironically called “inviolata” (Untouched), that was a well known playground for illegal diggers. The sculpture was sold to a Swiss art merchant for a sum equivalent to 2 millions euros, and was ready to be resold to an American collector (...

Gunther Plüschow

La volta scorsa vi ho parlato di due tipette da non sottovalutare come Santa Pulcheria e Santa Eudoci a, oggi voglio parlare di un altro personaggio che i più di sicuro non conoscono:   Gunther Plüschow, il tipo azzimato e dall’occhio di fuoco della foto. Voi mi chiederete chi è quest’altro carneade? E perché mai dovremmo passare cinque minuti del nostro tempo a leggere di lui? Ve lo dico senza mezze parole. Perché al suo confronto Indiana Jones era un pantofolaio che ha fatto una vita tranquilla e Indiana Jones è una invenzione letteraria, lui invece ha fatto veramente nella vita reale quello che vi sto per raccontare. Tutto ciò a rafforzare la mia idea che gli sceneggiatori hollywoodiani so no fin troppo sopravalutati. Gunther nasce nel 1886, discendente nientemeno che dal figlio illegittimo di un Duca di Meclemburgo-Schwerin e come molti giovani tedeschi della sua classe sociale entra nelle forze armate e si arruola in Marina dove si dedica all’invenzione del secolo: l’a...

Uruk. La prima città - Mario Liverani

Ho appena finito di leggere “Uruk. La prima città” di Mario Liverani. Lui è uno dei più importanti storici delle religioni e del Vicino Oriente che abbiamo in Italia. Di suo avevo affrontato “Oltre la Bibbia”, altro libro interessantissimo sulla storia di Israele antico e che porta in italiano, quella che è ormai la tesi comune della storiografia biblica straniera, ovvero che l’antico testamento anche nelle sue parti “storiche” è principalmente leggendario, una costruzione mitica per nobilitare la nascita di un popolo, ma con pochi contatti con la realtà. In “Uruk” Liverani affronta invece niente meno che la nascita della civiltà urbana di cui è il primo esempio e soprattutto il primo esempio che è possibile studiare non solo tramite le risultanze archeologiche, ma anche tramite i suoi propri documenti scritti (in una versioni arcaica di quello che diventerà il cuneiforme, e forse vi stupirà scoprire che la scrittura è servita in primo luogo, non per poemi epici, o celebrazioni ...